Giacomo Leopardi, “A se stesso”

Riverbero di parole

Nel 1835, nella raccolta dei Canti, veniva pubblicata A se stesso, del giovane favoloso Giacomo Leopardi. Componimento appartenente al cosiddetto Ciclo di Aspasia, si dice fosse stato ispirato dall’amore disilluso del poeta per la nobildonna Fanny Targioni Tozzetti:

A se stesso

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
l’ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che. ascoso, a comun danno impera,
e l’infinita vanità del tutto.

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 6, 2017. Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti

3 thoughts on “Giacomo Leopardi, “A se stesso”

  1. C’è o non c’è, s’inerpica nelle evanescenze della gabbia toracica. E langue e grida in silenzio e s’attorciglia nello stomaco: s’acquatta, e smorto riluce, svanisce e compare sconosciuto, sgombera lentissimo, bofonchia nella stiva del cuore, martella a ritroso, bivacca randagio, s’inquieta, svetta sulle labbra e smarrito, o appena vittorioso, attraversa le quattro stagioni. Amore è seguito da un ombra che si chiama Amore.

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