#meravigliosanatura. Il Nyala

Il Nyala è un’antilope sudafricana facente parte della famiglia dei Bovidae. Deve il suo nome all’artista naturalista inglese Francis Angas, il quale fu il primo a scoprire questo esemplare; il nome Nyala deriva dal latino “tragos”, cioè capro e “elaphos”, cioè cervo. Questo mammifero presenta dimorfismo sessuale in quanto i maschi sono più grandi delle femmine, rispettivamente uno lungo circa 110 cm e l’altra 90 cm. Soltanto i maschi presentano delle spesse e resistenti corna a spirale lunghe circa 70 cm e una folta barba che gli coprono tutto il mento. Il manto del maschio è di colore marrone scuro, la faccia e il collo sono bianchi e lunghe strisce verticali bianche gli solcano tutto il corpo.

La femmina invece è di colore marroncino-rossiccio, con striscioline bianche che anch’essa solcano in verticale tutto il manto. È possibile avvistare questo esemplare in tutta l’Africa sud-orientale, il suo habitat è formato da boscaglia molto fitta o foreste aperte, prediligendo soprattutto le zone vicino a grosse pozze d’acqua. In alcune zone dell’Africa, come per esempio in Swaziland, il Nyala era completamente estinto già a partire dal 1950, a causa della caccia massiccia e del bracconaggio che lo perseguita. Successivamente fu reintrodotto anche in questa zona con successo. C’è una piccola sottospecie del Nyala, cioè il Nyala di montagna, il quale è presente soltanto nell’Etiopia centrale; attualmente questo animale è a forte rischio estinzione. La sua dieta è composta generalmente da erba, frutta e foglie; beve grosse quantità di acqua ogni giorno, motivo per cui, a differenza di altri della sua specie, non potrebbe sopravvivere senza acqua.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 7, 2017. 2 commenti

Miti e Leggende. Shango Il dio del tuono e il progenitore della popolazione Yoruba della Nigeria.

È figlio di Yemaja, la dea madre, e protettore della nascita. Shango (Xango) ha tre mogli: Oya, che gli ha rubato i segreti della magia; Oschun, la dea dei fiumi, che è la favorita di Shango per le sue capacità culinarie; e Oba, che tentò di conquistare il suo amore offrendogli da mangiare il proprio orecchio. Egli, adirato, la cacciò via, e lei diventò il fiume Oba, che è molto turbolento nel punto in cui incontra il fiume Oschun.

Shango viene raffigurato mentre tiene in mano una doppia ascia (il simbolo del tuono), con sei occhi e a volte con tre teste. Il suo animale simbolico è l’ariete, e i suoi colori favoriti sono il rosso e il bianco, che vengono considerati sacri.

In Brasile, Shango è venerato dagli umbandisti come un dio del tuono e dei fenomeni atmosferici. Nella Santería, Shango (Chango) è l’equivalente della cattolica santa Barbara.

Un tempo Shango fu il quarto re del popolo Yoruba, divinizzato dopo la morteshango-832x1030photo

Pensieri…

Mutiamo tutti, da un giorno all’altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano.

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 6, 2017. 3 commenti

#tuttiluoghidelmondo. Napoli. Italia

Napoli è una città italiana di 968 736 abitanti, terza in Italia per popolazione, capoluogo della omonima città metropolitana e della regione Campania, centro di una delle aree metropolitane più popolose dell’Unione europea.

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 6, 2017. 10 commenti

Miti e Leggende. La povera Friorosa e il miracolo della fonte di Isili ( Sardegna )

Narra la leggenda che un pastore di Isili avesse tre figlie. Le prime due godevano di ottima salute, erano molto belle e avevano una gran voglia di vivere. La più piccola, invece, era sempre ammalata, pallida come un cencio e infreddolita anche nei mesi più caldi. La chiamavano Friorosa, che significa appunto infreddolita.

Ogni lavoro, persino il più piccolo, le costava una grande fatica e questo la addolorava molto, perché avrebbe voluto dare una mano in famiglia. Con il pastore e le tre ragazze viveva anche un loro giovane parente, di bell’aspetto e dal carattere gioviale. Le figlie maggiori lo circondavano di tante attenzioni, e un giorno Friorosa decise di non essere da meno: cercò di lavargli una camicia ma, una volta toccata l’acqua gelata del pozzo, le mani le divennero livide e non riuscì a muovere le dita per ore e ore.

Qualche settimana più tardi, Friorosa provò ad accarezzare il viso del giovane; questi provò un forte brivido di freddo e lei scappò via imbarazzata e addolorata. Sempre più rinchiusa in se stessa, la ragazza piangeva e invocava Dio perché le desse almeno un’opportunità per sentirsi utile e provare un po’ di gioia.

Un bel giorno d’estate, si unì ai familiari e al parente per recarsi in gita vicino alla chiesetta di San Sebastiano, dove c’era una fonte d’acqua. Partirono in grande allegria, cantando e ridendo. Ma, dopo ore di marcia, non riuscirono a trovare la fonte, e neppure la chiesetta campestre: cercarono e cercarono, ma non trovarono la strada per arrivarci. Iniziarono a preoccuparsi e, affaticati anche a causa del caldo, stramazzarono a terra.

La fonte di Isilli

Friorosa disse loro: “Andate a cercare un ruscello al quale attingere l’acqua. Io vi aspetterò qui: sono esausta”. In effetti, aveva sopportato più di quanto le consentissero le sue forze, ma non aveva voluto guastare la giornata di festa. Si sedette accanto a un grande masso di granito e, dispiaciuta per ciò che stava accadendo, pregò Dio di tramutarla in una fonte d’acqua: “Sono fredda come la neve, rendimi utile almeno stavolta. Signore, fai che possa sciogliermi e tramutarmi in acqua, così potranno dissetarsi”.

Il miracolo si compì e, quando i familiari tornarono sfiniti alla roccia, trovarono una fonte che prima non avevano veduto. Bevvero l’acqua freschissima che sgorgava dal granito ma, quando cercarono Friorosa, non la trovarono. Ancora oggi, c’è chi è disposto a giurare che, nelle campagne di Isili, da qualche parte ci sia una fonte di acqua sovrastata da un masso di granito.Sorgente_enna

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 5, 2017. 2 commenti

“Una corona per il Re”

Pixidis

È incredibile come il passato ci riservi sempre gli spoiler migliori. Ancora più incredibile quando questi riguardano Game of Thrones. Perché se una cosa è certa, come ci ricorda ad ogni cena Edoardo Rialti, è che i generi possono anche confondersi ed evolversi, ma lo spirito, persino i contenuti più o meno decisivi di un racconto, gli sguardi, le cavalcate affannose contro i draghi, il fiato caldo sotto l’elmo lucente, tutto è già contenuto, già presente, sepolto negli antichi racconti, nelle pieghe e nelle piaghe della storia. Per questo i grandi scrittori hanno sempre il merito di dar voce ad un canto non loro, ad un’opera che li previene. I riferimenti, possono essere centinaia, a libri, romanzi, epopee. I due che più ci hanno colpiti tuttavia, si rifanno singolarmente alla cultura e alla storia romana.

Il primo riguarda Crasso, (quello del primo triunvirato ricordate? Cesare, Pompeo, Crasso…). Quel personaggio che poi nessuno si…

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